Rifare il Sito Senza Perdere Traffico: le Rotture che il CMS Non Segnala
Trade & Performance

Rifare il Sito Senza Perdere Traffico: le Rotture che il CMS Non Segnala

19 agosto 20267 min lettura

In sintesi: Google raccomanda redirect permanenti lato server (301 o 308), di evitare le catene perché pur seguendo fino a 10 salti conviene puntare direttamente alla destinazione finale, e di mantenere i redirect "per il tempo più lungo possibile, in generale almeno un anno" (Google Search Central). Sui tempi la stima ufficiale parla di poche settimane perché la maggior parte delle pagine di un sito di medie dimensioni venga spostata. La parte che fa più danni non riguarda però i redirect: riguarda le rotture che il CMS non segnala, come due contenuti che rivendicano lo stesso indirizzo, traduzioni rimaste orfane che perdono i collegamenti tra lingue, e sitemap che continuano a dichiarare indirizzi che rispondono con un reindirizzamento.

Rifare un sito senza perdere posizionamento richiede meno creatività e più contabilità di quanto si creda. Le migrazioni raramente falliscono per una decisione sbagliata; falliscono per una lista incompleta. E la parte fastidiosa è che quasi tutto continua a sembrare a posto, perché il pannello di amministrazione mostra i contenuti pubblicati e nessuno va a controllare cosa risponde davvero il server.

Cosa dice Google, in modo verificabile

La documentazione ufficiale sui traslochi con cambio di URL è breve e contiene poche prescrizioni precise. Conviene riportarle come sono, perché la maggior parte delle discussioni sull'argomento aggiunge dettagli che nessuno ha mai scritto.

IndicazioneTesto di Google
Tipo di redirectUsare redirect permanenti lato server quando tecnicamente possibile, preferendo 301 e 308
CateneGooglebot segue fino a 10 salti, ma la raccomandazione è reindirizzare direttamente alla destinazione finale
Durata"Keep the redirects for as long as possible, generally at least 1 year", per consentire il trasferimento di tutti i segnali
Tempi"A medium-sized website can take a few weeks for most pages to move", di più per siti grandi
Search ConsoleInviare la nuova sitemap e, per i cambi di dominio, il Change of Address

Il limite dei dieci salti merita una digressione. Sapere che il crawler ne tollera dieci porta alcuni a considerare accettabile una catena di tre o quattro, magari accumulata in due migrazioni successive. Ogni salto però costa tempo di scansione e diluisce il momento in cui il segnale arriva a destinazione, e le catene lunghe hanno la brutta abitudine di spezzarsi anni dopo, quando qualcuno rimuove una regola intermedia senza sapere cosa ci passava dentro.

Le rotture che il pannello non segnala

I redirect sono la parte visibile e generalmente la meglio gestita. I problemi seri stanno altrove, e hanno in comune il fatto di non produrre alcun errore nell'interfaccia di amministrazione.

Il primo caso è la collisione di indirizzo. Quando si riscrive un contenuto creandone una versione nuova invece di modificare quella esistente, entrambe possono finire per rivendicare lo stesso indirizzo. Il sito ne serve una sola, l'altra resta a occupare spazio, e la sitemap dichiara lo stesso indirizzo due volte. Nessuna schermata mostra un errore, perché per il CMS sono due contenuti pubblicati entrambi validi.

Il secondo caso riguarda i siti multilingua. Le traduzioni vengono di solito collegate al contenuto originale attraverso una convenzione sul nome interno. Se il contenuto originale viene eliminato o rinominato durante una pulizia, le traduzioni restano pubblicate e raggiungibili, ma perdono i collegamenti reciproci tra lingue. Il risultato è che una pagina spagnola smette di dichiarare l'esistenza della versione italiana e viceversa, e i motori tornano a trattarle come documenti in competizione.

Il terzo caso riguarda le mappature di indirizzo mancanti. In molti sistemi l'indirizzo pubblico di una traduzione vive in una tabella separata dal contenuto. Se quella riga non viene creata, la pagina esiste, è pubblicata, compare negli elenchi interni e risponde 404 al pubblico. È il guasto più insidioso dei tre, perché sopravvive per mesi senza che nessuno se ne accorga.

Come si verifica una migrazione

La verifica utile si fa dall'esterno, interrogando il sito come farebbe un motore di ricerca, e non dall'interno guardando gli elenchi di contenuti. Quattro controlli coprono la quasi totalità dei guasti descritti sopra.

  1. Scansione completa della sitemap. Ogni indirizzo dichiarato va richiesto e il codice di risposta va registrato. Ci si aspetta solo 200. Un 301 dentro la sitemap significa che il generatore sta dichiarando un indirizzo che poi reindirizza, e un 404 è traffico perso in silenzio.
  2. Ricerca di duplicati nella sitemap. Confrontare il numero di indirizzi dichiarati con il numero di indirizzi distinti. Se i due numeri differiscono, ci sono contenuti che rivendicano lo stesso indirizzo.
  3. Reciprocità dei collegamenti tra lingue. Per ogni pagina tradotta, verificare che dichiari tutte le lingue disponibili e che ciascuna di quelle lingue dichiari a sua volta la pagina di partenza. I collegamenti unidirezionali vengono ignorati.
  4. Catene di redirect. Seguire i reindirizzamenti fino alla destinazione finale contando i salti. Ogni catena più lunga di uno va accorciata puntando direttamente all'arrivo.

Sono controlli che si automatizzano in poche righe e che conviene ripetere periodicamente, perché la maggior parte di questi guasti non nasce il giorno della migrazione. Nasce mesi dopo, quando qualcuno riscrive un contenuto o fa pulizia in archivio senza sapere cosa dipendeva da quel nome.

Quanto tempo serve prima di poter giudicare

La stima ufficiale parla di poche settimane perché la maggior parte delle pagine di un sito di medie dimensioni venga elaborata, con tempi più lunghi per i siti grandi e in funzione della velocità del server e del numero di indirizzi coinvolti. Nel frattempo le posizioni oscillano, ed è il periodo in cui si prendono le decisioni peggiori.

La raccomandazione di tenere i redirect almeno un anno esiste proprio per questo. Rimuoverli dopo tre mesi perché "ormai è passato" interrompe il trasferimento dei segnali a metà strada, e il costo di lasciarli attivi è sostanzialmente nullo.

Come lo gestiamo

Trattiamo la migrazione come una fase con criteri di uscita dichiarati, invece che come un passaggio tecnico dentro il progetto di sito. I criteri sono quelli dell'elenco sopra, e finché non sono tutti verdi il lavoro non è finito, anche se il sito nuovo è online e piace a tutti.

Per MidaTicket, piattaforma di biglietteria che collega musei, eventi e attrazioni culturali, il progetto comprendeva insieme repositioning, nuova identità visiva e piattaforma web nuova. In casi così la tentazione è concentrare l'attenzione su ciò che si vede, e la parte che decide se il lavoro regge nei mesi successivi è invece quella che nessuno guarda: la corrispondenza tra i vecchi indirizzi e i nuovi, riga per riga.

Domande frequenti

Per quanto tempo vanno tenuti i redirect

Google raccomanda di mantenerli per il tempo più lungo possibile, in generale almeno un anno, perché è il periodo necessario a trasferire tutti i segnali ai nuovi indirizzi.

Quanto tempo serve perché la migrazione venga elaborata

Per un sito di medie dimensioni la stima ufficiale parla di poche settimane perché la maggior parte delle pagine venga spostata. I siti più grandi richiedono di più, e la durata dipende anche dalla velocità del server e dal numero di indirizzi coinvolti.

Le catene di redirect sono un problema

Googlebot ne segue fino a dieci, ma la raccomandazione è puntare direttamente alla destinazione finale. Le catene rallentano la scansione e tendono a spezzarsi quando qualcuno rimuove un anello intermedio senza conoscerne la funzione.

Come faccio a sapere se ho perso pagine

Richiedendo ogni indirizzo dichiarato nella sitemap e registrando il codice di risposta. Tutto quello che non risponde 200 va spiegato, e i duplicati si trovano confrontando il numero di indirizzi dichiarati con quello degli indirizzi distinti.

Fonti e riferimenti

Condividi

Pronto a crescere.

Parliamo del tuo progetto. Trasformeremo insieme i dati in risultati concreti per il tuo business.